H.E.R. – H.E.R. Vol. 1 (RCA Records) 

Confesso di non ricordare esattamente come ci sono arrivata., probabilmente durante una delle mie tante esplorazioni su Soundcloud.

Tuttavia, quello che non riesco proprio a dimenticare è l’intensità delle emozioni che ho provato al primo ascolto di questo EP; l’istantanea alchimia che si è instaurata tra le mie viscere e il suono morbido e sensuale delle sette canzoni incluse in questo piccolo gioiello dell’R&B contemporaneo. Non ci si rende mai conto di quanto ci manca qualcosa fino a quando non proviamo l’inconfondibile sensazione di aver finalmente trovato quello che stavamo inconsciamente cercando da tempo.

È un momento magico questo; se si evitano classifiche e si sa dove cercare, lo scenario che si apre davanti a noi è un incanto e lo è ancor di più quando è avvolto dal mistero.

Lo abbiamo già sperimentato con DVSN l’anno scorso. Quando il prodotto è davvero buono, il miglior modo modo per esporlo è nasconderlo . È una questione di fascino, chi ne è dotato e sa come sfruttarlo non deve fare molto per avere il mondo ai suoi piedi.

Così, nel giro di poche settimane dall’uscita del suo primo EP “H.E.R. Vol.1”, l’artista sotto contratto con la R.C.A. si è silenziosamente conquistata il favore di tutti: pubblico, media e celebrity come Alicia Keys, Wyclef Jean e Bryson Tiller. Un successo istantaneo che l’ha rapidamente vista salire in cima alla classifica degli album più venduti nello store di ITunes e capitalizzare migliaia di views e like sui social.

Ma chi è H.E.R.? Questo, almeno per il momento, non ci è dato saperlo. Le sole cose che conosciamo di lei,  le dobbiamo al Los Angeles Times e si possono riassumere in due punti: 1. l’enigmatica songstress vive a New York dove sta componendo e registrando nuovo materiale. 2. Non si espone perché vuole che sia la sua musica a parlare per lei.

Detto questo,  tutti sappiamo che, in un mondo in cui non si possono cancellare le tracce lasciate dal proprio passaggio, è praticamente impossibile mantenere un segreto troppo a lungo.

H.E.R. non fa eccezione e non c’è voluto molto per scoprire che dietro ai contorni della silhouette in copertina  potrebbe nascondersi la diciannovenne Gabi Wilson.

È la penultima traccia dell’ep, la cover soulful del brano di Drake, “Jungle” a metterci sulla sua strada. Sembra proprio che prima di venire inclusa nell’EP H.E.R. Vol.1, una versione praticamente identica attribuita all’artista californiana sopraccitata fosse già circolata in rete.

Quindi mistero risolto? È la bambina prodigio che suonava cinque strumenti a dieci anni e che a soli quattordici – dopo la sua partecipazione ai talent “Talented Kids”  e “Next Big Thing” –  ha firmato per la RCA, la voce che si cela dietro l’acronimo di Having Everything Revealed?

È possibile, ma lo sapremo con certezza solo quando verrà il momento, afferma la cantante intervistata da Gerrick D.Kennedy.

Non ha molta importanza, in questo caso non serve avere troppe informazioni per intuire che c’è più di una bella voce dietro H.E.R. La cantante ha ragione, quello che abbiamo può bastare. Lo stile narrativo e musicale del progetto, come la scelta di campionare “Say Yes” delle Floetry e ridargli una nuova identità senza cambiarne lo spirito poetico, sono sufficienti per realizzare che brani come “Wait for It” sono il frutto di esperienze autentiche e che H.E.R. sceglie le fonti a cui attingere in modo oculato perché sa precisamente cosa le serve per alimentare con il giusto calore il suono e le melodie che accompagnano ogni suo racconto.

La stessa onestà e la stessa tensione emotiva le ritroviamo in tutto questo primo corpo di lavoro: in “Focus“, dove circondata da arrangiamenti paradisiaci la cantante chiede le attenzioni del suo amante, dandoci una sua personale interpretazione dello stile di Aaliyah; in “Facts” che comincia proprio citando  Baby Girl – Come mess with a real one, If you’re one in a million – Don’t let a lot of people in –; in Losing’” che gira sul sample di “At Your Best You Are Love” , brano di The Isley Brother ripreso proprio dalla principessa dell’R&B nel 94 e contenuto nel suo album d’esordio “Age Aint’ Nothin’ But A Number”;  in “Pigments”, dove una sequenza di accordi jazz resta sospesa dall’inizio alla fine , mentre cassa e rullante appaiono e scompaiono per lasciare spazio all’intreccio tra una melodia e uno spoken word  dal retrogusto dolceamaro – You shouldn’t have stayed until the morning – It wasn’t worth all of the heartache – It wasn’t worth all of the pleasure – ; e in “U”, la quarta traccia  nominata la migliore dell’ep nelle recensioni sui social.